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domani La nuova era - 1 - L'America ed il suo specchio
26 aprile 2004, lunedì
Stanchezza
La stanchezza alle volte mi prende di sorpresa, nel senso che la noto, e per un po' rimango stupito, stupito di andare avanti comunque, anzi, di essere andato avanti per oltre tre anni attraverso una serie di imboscate, momenti critici, fine di relazioni (ed inizio di nuove), problemi su due continenti quando non puoi permetterti di viaggiare, momenti in cui non si puo' davvero fare affidamento sul futuro ma solo incrociare le dita.
In parte e' coraggio, in parte e' prepararsi ed accettare le conseguenze. In parte e' sforzarsi di fare finta di niente, od illudersi. Avere pazienza e non farsi dominare dalla paura o dalla rabbia. O disperarsi un po', ma non troppo, perche' poi fa davvero male.
NY aiuta, cosi' varia, con tante cose da fare e tanti modi per perdersi per un po'. Ma allo stesso tempo tormenta l'idea di perderla.
Tutto e' a doppio taglio, questa e' una della grandi lezioni dell'America. E ti tagli, qui. Tanto.
Questi tre anni di recessione, con l'incertezza dovuta all'essere un immigrato (e vorrei che tutti gli italiani che ce l'hanno con gli immigrati si facessero anche solo sei mesi da vero immigrato all'estero e poi parlassero), sono stati massacranti.
Gli italiani non sanno nulla del mondo.
Si lamentano della FIAT che mette cinquemila persone in cassa integrazione (il 5% della forza lavoro?) e la cosa si trascina per mesi e mesi.
Ma il mondo vero e' una ditta leader di mercato e che licenzia il 70% dei dipendenti nel corso tre anni dando ai licenziati un preavviso di una settimana, anzi quattro giorni e mezzo perche' te lo dicono il lunedi' pomerigio per il venerdi'.
Perdere il lavoro per me voleva dire perdere tutto, perdere il diritto a stare qua, "grazie, ma tra cinque giorni per favore se ne vada dal continente".
Sapere questo mentre la tua ditta si dissolve attorno a te ed il tuo gruppo viene dimezzato, accorpato con un altro, di nuovo dimezzato, e cosi' via per un po' di volte, ha un effetto particolare sulle sensazioni, quasi un'anestesia da troppe emozioni, un intontimento.
Ai miei amici dico che e' come essere in guerra (anche se per mia fortuna non ci sono mai stato), dove ogni momento puo' accadere che vieni ucciso, senza colpa e senza preavviso e senza ritorno. E ci sono ben pochi modi di proteggersi davvero. Ungaretti e' grande nel catturare questo: "si sta come d'autunno / sugli alberi le foglie" (od il "caldo buono" del camino quando per un po' e' lontano dal fronte ed in famiglia).
Un giorno alla volta, con tenacia. E se non ti fermano prima, alla fine arrivi dove vuoi arrivare. Cosi' facevo anche in motagna, nelle mie camminate. Quando non ce la fai piu' ti dici "fino alla prossima svolta" ... e poi di nuovo. E cosi' c'e' sempre solo piu' una svolta da fare.
La stanchezza, pero', e' sempre li' con te.
In parte e' coraggio, in parte e' prepararsi ed accettare le conseguenze. In parte e' sforzarsi di fare finta di niente, od illudersi. Avere pazienza e non farsi dominare dalla paura o dalla rabbia. O disperarsi un po', ma non troppo, perche' poi fa davvero male.
NY aiuta, cosi' varia, con tante cose da fare e tanti modi per perdersi per un po'. Ma allo stesso tempo tormenta l'idea di perderla.
Tutto e' a doppio taglio, questa e' una della grandi lezioni dell'America. E ti tagli, qui. Tanto.
Questi tre anni di recessione, con l'incertezza dovuta all'essere un immigrato (e vorrei che tutti gli italiani che ce l'hanno con gli immigrati si facessero anche solo sei mesi da vero immigrato all'estero e poi parlassero), sono stati massacranti.
Gli italiani non sanno nulla del mondo.
Si lamentano della FIAT che mette cinquemila persone in cassa integrazione (il 5% della forza lavoro?) e la cosa si trascina per mesi e mesi.
Ma il mondo vero e' una ditta leader di mercato e che licenzia il 70% dei dipendenti nel corso tre anni dando ai licenziati un preavviso di una settimana, anzi quattro giorni e mezzo perche' te lo dicono il lunedi' pomerigio per il venerdi'.
Perdere il lavoro per me voleva dire perdere tutto, perdere il diritto a stare qua, "grazie, ma tra cinque giorni per favore se ne vada dal continente".
Sapere questo mentre la tua ditta si dissolve attorno a te ed il tuo gruppo viene dimezzato, accorpato con un altro, di nuovo dimezzato, e cosi' via per un po' di volte, ha un effetto particolare sulle sensazioni, quasi un'anestesia da troppe emozioni, un intontimento.
Ai miei amici dico che e' come essere in guerra (anche se per mia fortuna non ci sono mai stato), dove ogni momento puo' accadere che vieni ucciso, senza colpa e senza preavviso e senza ritorno. E ci sono ben pochi modi di proteggersi davvero. Ungaretti e' grande nel catturare questo: "si sta come d'autunno / sugli alberi le foglie" (od il "caldo buono" del camino quando per un po' e' lontano dal fronte ed in famiglia).
Un giorno alla volta, con tenacia. E se non ti fermano prima, alla fine arrivi dove vuoi arrivare. Cosi' facevo anche in motagna, nelle mie camminate. Quando non ce la fai piu' ti dici "fino alla prossima svolta" ... e poi di nuovo. E cosi' c'e' sempre solo piu' una svolta da fare.
La stanchezza, pero', e' sempre li' con te.
aprile 26, 2004 | Permalink
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